Venere

Ogni sera, quando la prima stella appare in cielo, escono di casa e s’incamminano giù per la biforcazione della N15, la polverosa strada che porta al mare. Pochi minuti e, attraversando a piedi nudi l’ultimo lembo di lingua di deserto, arrivano in spiaggia. S’accomodano sulle dune e restano là in silenzio, saggiando a piccoli morsi i datteri innaffiati da brevi sorsate di latte di pecora mentre sfrigolano i piedi nei granelli di sabbia calda che fa brillare le unghie alla luce della luna. Così, mentre aspettano che a quella stella se ne aggiungano altre, guardano oltre la riva, verso il mare scuro, proprio di fronte al loro villaggio, Rahayta. Da qualche parte qualcuno aveva detto loro il nome della prima stella, ma nessuno dei due lo ricorda. Ai ragazzini le cose che non interessano non restano in mente. Sanno solo che devono guardare oltre le prime onde, navigando con lo sguardo verso il largo, dove possono scorgere le Isole Doumeira. Sanno che là, da qualche parte, c’è Elyas che, tra poco, accenderà un fuoco per fargli sapere che è vivo e che sta bene. Nulla di più, nulla di meno. Sono ormai più di 10 anni che quel fuoco dice loro che è vivo. I disertori non possono farsi vedere nel villaggio, che conta poco più di 150 case che stanno su per grazia d’Allah e non possono nemmeno scappare da Doumeira perché la guardia nazionale del Gibuti aspetta solo quello per falciarli a mitragliate. Certe cose stanno così, a metà, come quelle maledette isole che stanno proprio sulla riga che separa Gibuti dall’Eritrea. Separati dal mare e dalla stupida ingordigia di due governi. Elyas, però, gliel’aveva detto. “Fosse mai che non riesco a tornare, cercate il fuoco quando sarà buio, dall’altra parte del mare. L’accenderò ogni notte, per farvi sapere che sono vivo e che sto bene, inshallah. Non vi preoccupate per me.” E così, visto che la notte dell’invasione, che non si può dire ch’è stata invasione ma invasione fu, Elyas non tornò, loro due decisero d’incontrare il fratello ogni sera, da allora in poi, sulla spiaggia. Emigrare, andare via no. Perché, fino a quando il fuoco non s’accenderà più, ogni speranza vivrà.

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