Mezzi di loco-emozione

Certa gente è più capace a farsi venire le idee che a realizzarle. O magari, è più capace di sognare che di trasformare quei sogni in realtà. Nessuna accusa. È una questione di competenze. È la realtà. Il falegname fa i tavoli, il pizzaiolo fa la pizza che si mangia seduti a quei tavoli, Lina Sastri canta Assaje mentre si mangia quella pizza seduti ai tavoli di cui sopra. È tutto collegato. Ogni cosa al suo posto. A ognuno la sua cosa e il suo posto. Qualcuno decide di fare qualcosa e la fa, mentre qualcun altro non decide perché fa troppo male perfino immaginare di pensare. Succede. Ed è così che mi ritrovo qua, seduta s’una panchina del lungolago. Ho detto: “Ho bisogno di tempo per pensare”. Ho preso il primo treno e via, più veloce della luce. Sono comodi i treni. Realizzano almeno la metà di una decisione, quando la prendi. Conoscevo una bambina che diceva di non voler mai scendere dal treno perché le piaceva guardare il mondo che passava davanti al finestrino. Sua mamma mi disse che al suo primo viaggio in aereo, guardando attraverso l’oblò, urlò: “Mamma siamo sopra il mondo!” Che carina… Sicuramente esiste un posto dove i treni non si fermano mai, pieni zeppi di bambini che guardano dai finestrini, affascinati e sorridenti. “Decidi tu. Non t’impongo nulla. Anche se sono il padre, decidi tu. Il corpo è tuo. Non voglio nessuna responsabilità, anche se sai che lo terrei.” Ecco, non me la sento. Non lo sento, va bene? Tutte le altre madri dicono cose stupende sulla maternità. Io non lo sento. No. Non voglio tenere questa cosa dentro. Non voglio cambiare la mia vita. Non voglio. Non m’importa dei treni o degli aerei. Non voglio essere madre. Sono stata figlia. Non voglio essere madre. Ammazzatemi, dai. È mai possibile sentirsi così di merda perché tutti s’aspettano che tu faccia una cosa che non vuoi fare? Ho qualcosa dentro che mi sta mangiando l’anima e mi sento al contempo una merda per volerlo eliminare. Va bene così. Ho deciso d’affrontare tutti i treni, gli aerei e i compleanni mancati. Me ne assumo la responsabilità. Va bene così, davvero.

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