Grattacieli

Il professor Amedeo Breccia si trasferisce a Santamariammare nel 1970, subito dopo il matrimonio. Insegnare inglese in un piccolo liceo di periferia non è la sua ambizione, ma i genitori di Sofia abitano là e lei mai si trasferirà. Sono passati due anni, ormai. Gli piace insegnare nella classe delle ragazze. Le ragazze profumano di sandalo e patchouli. Le ragazze sono pulite e allegre. Le ragazze sono belle, belle, belle… La roba di zia Cocca si guarda ma non si tocca. OK, noi guardiamo ebbasta ma, possiamo anche solo toccare un pochino? Vabbè, non ci deve pensare ora. Deve preparare la lezione. Le classi l’adorano. Lui non insegna inglese come la prof. Anthea Gherardini che prende il libro, lo legge per un’ora e poi dice: “Avete capito?!”. Lui no. Lui è uomo del suo tempo. Siamo nel 1972 e bisogna evolversi, dice al preside. Così porta la musica in classe. Alla prima lezione arriva sempre col mangianastri e 3 cassette. Una dei Beatles, una di Cat Stevens e una di Bob Dylan. Dice: “Scrivete le parole come le sentite. Fregatevene degli errori. Le analizzeremo assieme dopo.” Fa scivolare la cassetta nell’incavo, preme PLAY ed ecco che sui muri della vecchia caserma trasformata in scuola si adagiano le note di “Blowing in the wind” e “Father and Son”. Le ragazze ridacchiano quando spiega la parola skyscrapers. Tutte quelle S fanno ridere. Lui sorride scostandosi il ciuffo ondulato con meditata lentezza. Le ragazze sospirano. Il transfert è obbligatorio. Anche quello aiuta. Aiuta molto con quelle che adocchia. Aiuta soprattutto con quelle che vogliono andare in Inghilterra a studiare; come Lorelei che è bella, ha i capelli lunghi neri e gli occhi a mandorla. Gli piacciono gli occhi a mandorla. Una sera, poco prima degli esami di maturità, s’incontrano nel giardino dietro il convento dei Domenicani. Lorelei ha chiesto al prof. d’aiutarla con la documentazione da compilare per andare a fare la ragazza alla pari a Birmingham.

I guanti di cuoio sono utilissimi, per azzittirle. Una volta una l’ha morso. Lui impara in fretta. Non le ammazza. Minaccia solo di farle bocciare. Cos’è peggio? Lorelei non piange. A volte piangere non serve. Soprattutto se “sai” quello che succederà.

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