Sguardo nel futuro

Comprò una vecchia edizione scalcagnata del Libretto Rosso di Mao su una bancarella del secondo piano del mercato di Tianshan Tea City, a Shanghai. Che non è un mercato vero e proprio con mille cose, ma un’assembramento di negozietti, bancarelle e porte aperte al mondo in una zona che dovrebbe essere caotica e rumorosa ma, solo Mao sa perché, non appena varchi il cancello, piombi nel silenzio, nella quiete, nei profumi e nei colori del mercato del tè. Puoi sentire il ding leggero dei piattini che baciano le tazze, gli aromi inebrianti, il fruscìo delle foglie di gelso che s’adagiano sui tavolini dove gli avventori gustano con leggiadra pacatezza l’acqua aromatizzata dalle foglie essiccate di camellia sinensis, milky Oolong e di altre meravigliose piante. Sopra, al secondo piano, ci sono i negozietti di stampe calligrafiche e oggetti per la scrittura. Fu là che acquistò il volume per pochissimi yuan. Era così impegnata ad innamorarsi del luogo che solo al suo ritorno a Bergamo, settimane dopo, aprì il volume e ci trovò il negativo d’un rullino. Solo uno. Pensava l’avessero messo là per fare da segnalibro. E là lo lasciò. Anni dopo, poco prima di sposarsi, lo unì agli altri libri del suo corredo da donna nubile che si maritava. Era un bel ricordo. C’era affezionata. Quando rimase incinta ebbe tutto il tempo di mettere a posto le cose in cameretta, nell’attesa della nascita e, bizzarramente, decise di far sviluppare quel negativo che, a guardarlo attentamente, riportava una data: 2 aprile. Ne venne fuori la foto d’un bellissimo militare. Occhi stupendi. Viso quadrato. Uno sguardo orgoglioso che andava oltre la morte, da farti esclamare: “Oh!”. La mise via fino a quando, inaspettatamente (ma forse anche no) dette alla luce sua figlia, proprio il 2 aprile. Fu allora che capì di doverlo ringraziare per essere l’angelo custode della bimba e su Facebook, in una pagina di gente appassionata della Cina, chiese se potevano aiutarli a riconoscere il militare della foto. Una delle cose che seppe fu che, di solito, quando qualcuno muore, in Cina, buttano via tutto, ma proprio tutto. Fu allora che una scrittrice da strapazzo s’offrì di scriverne la storia. Che non si sa mai…

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