Scatole craniche

Sta rinvasando le belle di notte per spaventare i due bastardi pennuti cittadini che puntualmente, in primavera, decidono di nidificargli sul balcone. Prende un po’ di terra dagli altri vasi, bagnando prima con lo spruzzino per non fare polvere e nota un sasso. Mah, si dice istintivamente, che strano, sembra il mini-teschio d’una vacca in miniatura; come quelli che si vedono nei film americani che raffigurano il deserto del Texas, quello che più deserto non c’è. Poi, gli arriva lo sbocco. Orcu! Annaffia meglio e riconosce i dentini che così tante volte affondarono nei suoi polpastrelli quando le dava le gocce antidolorifiche o quando rimuoveva l’escrescenza di tumore dall’orecchio come gli aveva mostrato il veterinario. Hommamma… proprio lei. Pallina, così si chiamava. Chissà se seppe mai d’aver dato amore. Aveva detto alla moglie: “Niente animali in casa, ok?! Non siamo mica allo Zoo qua!” L’avesse mai ascoltato… O, forse, certe mogli sanno quando i mariti dicono di no, ma intendono sì. Quelle sono le mogli “ascoltanti”. Guarda quei dentini e ricorda le corse tra le gimkane costruite con le scarpe e i cuscini del salotto. Dei criceti non parla mai nessuno. Ma i criceti, come Pallina, amano anche loro. Morì, dopo serena e amorevole degenza, il giorno in cui dovevano partire per Parigi. A colazione capirono che qualcosa non andava perché, di solito, si aggrappava alle sbarre per avere un tocco di mela e, invece, era stesa sulla lettiera. Quasi persero l’aereo, per celebrare il funerale. Lui lo voleva fare, ma non lo disse. La moglie finse d’insistere minacciando il divorzio. L’avvolse in un foglio di carta assorbente perché lui sapeva che Pallina temeva il buio e la scatola di sigarette non andava. La seppellirono, dopo un bel discorso (sempre fatto da lui), nella pianta di agapanto più folta e verde. Quante volte, piantando e smuovendo le piante, s’è chiesto se mai sarebbe saltata fuori. I preti, comunque, sbagliano. Sorride posizionandola tra i cactus, in bella vista. I preti sbagliano, sì. Tutta ‘sta menata sulla polvere che siamo e che ritorneremo ma, alla fine della fiera, qualcosa rimane, come canta Francesco. Anche d’una cosina piccola, paffuta come lei, è rimasto qualcosa, su questo pianeta sfigato.

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