4 marzo 1975

Certe date le dimentichi facilmente. Altre, invece, si fissano sull’anima come la bruciatura di ferro s’una candida camicia. La puoi nascondere, certo, indossando un maglione, ma ti resta addosso, comunque. Felicina ricorda bene il 4 marzo 1975. Era martedì. Il vento malefico le causava vertigini. Mai sopportato il vento, lei. Già… e poi, Marisa aveva preso a pugni il Prof. Breccia quel giorno. Oh, la memoria è una cosa strana. Certe cose le ricordi ed altre no. O forse non le vuoi ricordare. S’erano messe d’accordo. L’avrebbe aspettata all’uscita da scuola per andarsi, poi, a rintanare a casa di Mercedes Canova, benedetta sia sempre. Il prof. Breccia, prima dell’ultima campanella, le aveva chiesto di fermarsi per discutere della tesina. Peccato non fosse solo per quello… Marisa aveva atteso, invano, che tutte le classi uscissero scrutando ansiosamente tra i liceali, alla ricerca di Felicina. Quando anche l’ultimo studente varca il cancello, inizia a preoccuparsi. Dalla cabina telefonica chiama casa di Felicina, fingendosi una compagna di classe. Le confermano ch’è andata a scuola, ma che non torna perché va a studiare da Mercedes. Da una telefonata veloce a casa Canova ottiene l’ulteriore conferma. Quando Mauro, il bidello, dice d’averla vista in quinta C col Prof. Breccia, non se lo fa ripetere. Lo scosta velocemente e corre dentro dicendo che deve andare in segreteria. Conosce bene quella scuola. E pure Breccia. Certe voci, a Santamariammare, fanno in fretta a prendere il volo. Soprattutto se sei una ripetente recidiva, come lei, e te lo becchi all’ultimo anno. Due rampe di scala, a destra, verso i finestroni contro i quali sbatte il vento freddo e poi a sinistra, sfondando la porta con una falcata. Una scrivania è abbastanza accogliente per farci certe cose, tipo violentare le ragazze. È così intento nel suo daffare che non s’accorge di Marisa che, da dietro, lo prende per la collottola, lo butta per terra assalendolo a calci e pugni fino a quando Felicina, eternamente grata per essere stata salvata in extremis, si butta in mezzo per fermarla. Lo lasciano là, quasi incolume, perché che male vuoi che una donna ti possa fare? La sorpresa e la rabbia, però… iniziano a rodere. E tanto, pure.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...