Ovunque

Fece  un lungo viaggio. Il giorno in cui si staccò fu un sabato pomeriggio. Lei era andata a farsi massaggiare da Ivano. Pacchetto di 5 massaggi rilassanti da mezz’ora. L’aveva sentita chiedere che tipo di massaggio faceva. Ivano, serafico, aveva risposto: “Senti, se ti dico ayurvedico o linfatico, sai la differenza? Se ti dico che si fa così invece che cosà, mi puoi correggere? No, giusto? Puoi immaginare ma, infine, basta che tu stai bene, giusto?” E vabbè. Certe volte bisogna arrendersi. Purtroppo aveva già pagato porcaevaladra. Che ci vorrebbe proprio, a volte, dire: “No, grazie. Restituiscimi i soldi. Hai detto ‘na cagata.” E vabbè, ognuno fa del suo meglio a fregare gli altri. La vide spogliarsi; dire a Ivano che a lei poco le fregava di nascondere la patata con quel pezzetto di carta che chiamava tanga useggetta. Che se mai avesse peccato a stare nuda, Dio l’avrebbe fatta inciampare appena fuori. Quando se ne andò, lo lasciò là. Senza nemmeno accorgersene. Ivano lo tirò su, pure lui, senza nemmeno accorgersene passandoci accanto con la felpa in pile della Obey. Poi, incidentalmente, che le cose più strane succedono proprio così, incidentalmente, Ivano doveva partire per le ferie quella sera. E, in fretta e furia, fece le valigie, senza nemmeno cambiarsi, solo il tempo di fare la pipì. Bella ‘sta cosa di poter vedere come i maschi sostengono distrattamente, amorevolmente con le quattro dita della mano il loro pene che rilascia oziosamente l’urina. Se avesse potuto, avrebbe riso, vedendolo scrollare. Ah, di sicuro non avrebbe voluto essere un pene. Sai il mal di testa ad essere scrollato ogni tre per due in quella maniera? No e no. Poi, di nuovo fuori, verso Fiumicino. Da là, protetto dalla morbida giacca della Kangol, entrò in aereo e s’addormentò per risvegliarsi il giorno dopo, in albergo. Ivano si toglie la giacca ridendo mentre la fidanzata gli s’avvicina dicendo: “Ahò! E ‘sto capello lungo biondo ‘ndò  l’avemo pijato?!” Lui si guarda sul petto, lo prende con due dita e lo lancia sulla moquette del Grace Hotel di Sidney. “Ah, nun me ne parlà… dev’esse de ‘na pazza che voleva sapè che massaggi faccio!”. Parti di noi, possono essere OVUNQUE.

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