Causare…

Lui non diceva certe cose. I maschi non dicono molte ma, soprattutto, certe cose. Le femmine, illuse, perdono attimi, minuti, ore, giorni delle loro importanti vite ad arzigogolare e a rompere le palle psicanalizzando alla carlona per fargli aprir bocca (e cuore), senza successo. Certi maschi sono furbi. Ti fanno credere d’essersi aperti (perché così non scoccerai per un po’) e ti dicono quello che ti piace sentire. A quei momenti “d’apertura”, naturalmente, alternano momenti di “chiusura”, com’è giusto che sia perché, a tener troppo la porta aperta, poi fa corrente. In quei momenti le femmine s’incazzano e gl’urlano: egoista! egotista! egocentrico! egolatra! egoqualsiasicosachegliparealloro, che fa figo dare la colpa all’ego. In realtà, i maschi sono sensibili anche più delle femmine. Perché ci vogliono davvero estrema sensibilità e percezione per poterti fottere, metaforicamente parlando, così bene. E non è fatto intenzionalmente, si sappia. È così. Le femmine dovrebbero accettarlo ma, invece, non s’arrendono e, d’improvviso, tra il lusco e il brusco, si girano e ti chiedono: “A che pensi?” Terrore. A che penso? E perché te lo devo dire? E chi t’ha chiesto di chiedermelo? E chettenefotteattè di quello a cui sto pensando? Ma io te lo chiedo attè? Ma mi lasci vivere pensando ai fatti miei senza temere che tu ci salti dentro senza invito? “A noi; pensavo a noi e a quanto sono fortunato.” Ecco, e via una. Troppo da stimare, i maschi. Lui, invece, nemmeno questo le disse mai. Durante i 10 anni che stettero assieme, fece solo cose che gli piaceva fare per vederla sorridere. Che forse è la cosa più giusta da fare, senza parlare: causare amorevole sorriso. E lei fece l’unica cosa che una donna, con certi maschi, deve fare: aspettare quei momenti. Perché certi maschi, poi, parlano di più senza parlare. Una notte la svegliò a forza di baci (che è bello essere svegliati a forza di baci) sussurrandole: “Balliamo, sì?”. È bello quando mettono il “sì” col punto interrogativo dopo l’imperativo, trasformandolo in “ti chiedo permesso di…” e tu puoi scegliere. È bello poter scegliere. E così ballarono nudi, accarezzati dalle note di “Bachata Rosa”. Che lui non sapeva ballare ma, con lei, non si vergognava. Mai.

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