Non lo fare

Ci credo fermamente, inesorabilmente. Mi ci affido ad occhi chiusi con le ciglia appena asciugate e senza sorridere troppo; che se il vento passa per caso e mi vede sorridere, poi non esaudisce i miei desideri perché pensa ch’io stia bene, ma non sa che sto sorridendo solo per far schiattare dentro chi mi vuol far schiattare. Mi crogiolo leziosamente nella meravigliosa, ardimentosa, spericolata, sfacciata, libera, impudente PROMISCUITÀ SENTIMENTALE. Mi ci affido totalmente. I’m open for business. Sul cartello d’abete bianco appeso al mio cuore c’ho scritto “APERTO” col sangue delle croste sulle mie ginocchia sbucciate fiondandomi giù per la discesa d’asfalto, bollente sotto il sole, con lo skateboard rubato a mia sorella che non l’usava più ma non lo condivideva perché “quelch’èmioèmmio!”. È bellissimo, invece, rubare cose degli altri per farle vivere con te. È un atto d’amore. Che giudichino pure. Non m’importa. Non voglio adattarmi. Non voglio adeguarmi. Non voglio essere “normale”. Non esiste la normalità. Esiste la consuetudine. Esiste quella, sì. La consuetudine è la malta che conglomera i mattoni delle prigioni dove incarceriamo le nostre anime quando pensiamo ch’è finita. La consuetudine fa camminare tutti sul marciapiede, temendo d’essere investiti. So camminare sul marciapiede, ma voglio anche la libertà d’andar per strada a raccogliere i lacci delle scarpe persi inavvertitamente. Ieri ne ho raccolto uno di cotone bianco intrecciato. L’ho lavato, facendone poi un braccialetto. Non m’interessa cos’ha pensato quel vecchietto davanti al bar, guardandomi raccoglierlo. Ho provato infinita pacatezza e ho sorriso, quando l’ho tirato su da terra. Voglio questo. Esigo la libertà di praticare a mio piacimento audace, sfacciata, spudorata, temeraria, sfrontata, arrogante PROMISCUITÀ SENTIMENTALE. È bellissimo sapere di poter amare, voler bene, farsi piacere liberamente qualsiasi cosa o essere. Bisogna stare attenti, però, a non adattarsi agli altri forzatamente, pur di farsi amare. Perché, ogni volta che t’adatti forzatamente, perdi un pezzo di te stesso e dopo che l’hai fatto tante volte, non capisci più chi sei. Inizi a morire dentro, senza accorgertene, diventando chi non sei veramente. E poi è un casino andarsi a ritrovare. Perchè, anche se ti guardi allo specchio, potresti non riconoscerti più. Perciò, ti prego: non t’adattare. Ama, ma non t’adattare. Non lo fare.

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