Ricordati il mio nome

Frank R. Webner saltò in groppa a Misurino, così si chiamava il suo cavallo, stringendo tra le cosce nerborute la sella di cuoio che profumava di sabbia e vento. Partì da St. Joseph, nel Missouri, diretto a Sacramento, in California, una bellissima mattina d’estate del 1860. Aveva scommesso con Jack Smirnoff che l’avrebbe raggiunto all’ultima stazione delle 190 che, ogni 16 chilometri, segnavano il percorso del Pony Express. Già… 16 chilometri… questa è la distanza che un cavallo può percorrere al galoppo. La mochila (il sacco di juta pieno di lettere profumate d’amore, soldi, affetto, odio, formalità e altre cose della vita) zompettava ai lati della sella assieme alle gocce di sudore sue e dell’animale. S’era coperto la bocca con un fazzoletto di jeans ma, nonostante quello, la polvere scalciata dal puledro arrivava alle narici facendolo starnutire ridendo. Ce l’avrebbe fatta a raggiungere Jack Smirnoff, maledetto. Cercò di fare mente locale sulle cose che s’era portato dietro: borraccia di cuoio piena d’acqua, pistola, Bibbia di suo padre e il corno per avvertire chi l’aspettava nelle stazioni di preparare un cavallo. Sarebbe arrivato dopo circa 20 ore di galoppo, facendo i due turni di seguito senza fermarsi. Non era facile, ma ce l’avrebbe fatta. Alla prossima stazione l’aspettava Freddocane, l’altro suo cavallo. A metà strada tra il Nebraska e l’Utah al confine col Wyoming successe, però, qualcosa che non disse mai a nessuno. Un ragazzino stava galoppando veloce anche lui, quanto se non più di lui, proprio sulla sua tratta! Frank s’irritò talmente da rischiare di ammazzarsi con Misurino. Vento nei capelli biondi, risata svolazzante nel vento, il ragazzino lo guardò con strafottenza urlandogli: “Ricordati il mio nome! Io sono Bill Cody!”.

Poco meno d’un anno dopo, il Pony Express fu dismesso. Frank aprì un saloon ad Atlanta. Un bel giorno, sua moglie gli chiese d’andare a vedere lo spettacolo Buffalo Bill’s Wild West. A lui facevano cacare queste cose da buffoni da circo, ma le donne bisogna accontentarle, di tanto in tanto, altrimenti non ti lavano le mutande.

Un sorriso. Uno solo. Null’altro. Sorrise solo una volta, quando il tizio che sparava in aria urlò “Ricordatevi il mio nome! Io sono Buffalo Bill! Buffalo Bill!”.

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