Colori

C’è gente che, quando compie gli anni, invece di ricevere regali, li fa. E la cosa assurda è che non se n’accorge nemmeno. Il 23 marzo del 1975 Felicina Mercanti festeggiò in famiglia, a pranzo, il suo diciottesimo compleanno. Nel pomeriggio, come s’usava a Santamariammare, gli amici le fecero una “festa a sorpresa” in spiaggia. Il libeccio abbracciava i ragazzi che si rincorrevano tra le dune dell’ammofileto e stonavano mentre il giullare del gruppo strimpellava la chitarra appena comprata. Marisa l’avrebbe raggiunta più tardi. A Felicina non importava dei regali. A tratti, ascoltava la musica. S’unì agli altri solo quando Questo piccolo grande amore fece la canonica apparizione facendo vibrare le foglie d’elicriso. Ti amo davvero. Ti amo lo giuro. Ti amo, ti amo davvero. Poco prima del tramonto se n’andarono tutti. Marisa arrivò sgommando. Corse giù per le dune, verso Felicina, sorridendo. Le si fermò davanti, quasi compita, come una scolaretta. “Buon compleanno, Felì. Buon compleanno ora e sempre” disse abbracciandola con aria impacciata. Felicina era divertita. Era la prima volta che la vedeva imbarazzata. Marisa le porse un pacchetto, allungando esageratamente le braccia, mentre cincischiava coi piedi nella sabbia. “Ecco. Avrai ricevuto mille altre cose più belle… ma questo…”. Felicina aprì il pacco ritrovandosi in mano un caleidoscopio. La guardò con aria interrogativa. Marisa inspirò profondamente: “Non t’ho fatto il biglietto perché te lo voglio dire a voce”. Respirò profondamente. “Grazie d’essere nata, Felì. Grazie d’esistere. Oggi e tutti gli altri giorni della nostra vita li voglio trascorrere con te. Perché ogni giorno ringrazio Dio d’averti fatta nascere. Grazie perché tu mi fai vedere il mondo a colori… ecco.. così…” Prese il caleidoscopio. L’appoggiò delicatamente sull’occhio di Felicina e iniziò a roteare il tubo esterno puntandolo verso il tramonto mentre dalla macchina arrivavano le note di Unforgettable. Certi colori, visti col caleidoscopio, attraverso le lacrime di gioia, sono indescrivibili. “Portami alla cabina di via Penati, per favore” disse Felicina trascinandola allegramente su per le dune.

Quella sera Felicina donò a Marisa la sua prima volta.

Il giorno dopo, rientrata a casa, assicurò ai genitori che avrebbe certamente ringraziato la famiglia di Mercedes Canova per averla ospitata la notte precedente. Ti amo lo giuro…

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