Pantone

Una ci ha scritto un libro. La biasimo. Troppe parole. Troppe stronzate. Si scrivono libri su queste cose per far pena agli altri, per giustificarsi, sperando che magari, da qualche parte, quel Dio che non esiste ci abboni la penitenza. Illusa. Questo penso. Questa non è roba da divulgare. Questa è roba da tenersi dentro per i regali di Natale non comprati e le feste di compleanno non festeggiate. Lasciamo l’ignoranza a chi non sa cosa vuol dire segnarsi sul calendario che il 17 maggio arriveranno le mestruazioni e poi… non arrivano, le bastarde. Il perché o il percome non è importante. Non arrivano. Questo è importante. Ed è importante che tu decida. SI oppure NO. Non ci sono vie di mezzo. In questo mondo dove tutto può essere colorato con innumerevoli tonalità dello stesso colore, quando si parla di vita o di morte, non c’è un fottutissimo Pantone. Ad oggi, leggevo, sono state riconosciute 2310 tonalità di colore per la moda, l’arredamento e la casa. Gli scriverei proprio, a Pantone, chiedendogli quando muoveranno il culo a fare le tonalità delle vie di mezzo tra l’aborto o la nascita. L’infermiera m’ha detto “s’accomodi”. Non ci sto comoda. No. Quando mi sono sdraiata sul letto accanto alla finestra, m’avevano già iniettato quello che c’era da iniettare. Ho chiuso gli occhi ed ho aspettato le contrazioni. Perché… non è che vai dentro, te lo levano col pensiero e tu esci fuori figa, bella e fotomodella. No. Proprio no. Succede una magia. Succede che guardo, oltre la finestra, le fronde dei salici ondeggiare sotto il sole caldo mentre io, magicamente, ti partorisco eliminandoti. Non viene abbonato nulla. Nulla. La figata, di chi condanna, giudica, decide per noi, è che non l’ha mai provato. Non hai mai provato a partorire qualcosa che non vuoi partorire mentre lo stai eliminando. Non hai mai provato ad entrare con quello svirgolo dentro che non vuoi più sentir svirgolare e ad uscire senza più quello svirgolo dentro, ma con la sensazione d’essere stata baciata a lingua in bocca dalla più maleodorante delle cloache: la morte. E quel sapore di merda in bocca, sappilo, ti resterà per sempre in guancia. Ora lo sai. Giudicami.  

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