Sabah el kheir

Solitamente tace. Stanotte, però, all’Ospedale Civile di Orano ha spiegato cos’era successo mischiando arabo e francese. Non s’è spostata d’un millimetro dalla barella, sozza di sangue di qualcun altro, dove il marito cercava di non schiattare d’infarto. L’ha rassicurato immaginando che tutto, intorno a loro, fosse normale. Poi, però, disperata, dice: “Perché Dio ci fa questo?” Lui le prende la mano guardandola severamente, ma con dolcezza: “Non peccare. Non dubitare. Mai. Qualsiasi cosa succeda, una ragione c’è. Dobbiamo accoglierlo, affrontarlo assieme. Lo supereremo assieme. Non dubitare mai dell’operato di Dio. Lui sa. Fidati.” Io mi fido, pensa lei, però non è bello che ci abbia schiaffati qua, con i cessi popolati da insetti sconosciuti, senza sciacquone, con la gente che ci caga e piscia a oltranza senza mai scaricare perché lo scarico è fatto dalle feci e dal piscio di chi viene dopo di te. E ci sono entrata con i sandali per pulire con le salviette umidificate per le zanzare che ho comprato alla Lidl l’unica padella del reparto, zozza di merda e piscio di qualcun altro, che l’infermiere aguzzino m’ha dato. Eppoi… su quei water c’ho pisciato per disperazione senza toccare nemmeno l’aria, cercando di non soffocare dal fetore! Ha annuito, zitta, stringendogli la mano. L’alba arriva anche in Africa. Ha fame. S’aggiusta il velo mentre recita mentalmente la preghiera mattutina e un allegro: “Sabah el kheir, Bonjour, Salam Aleykum!” s’infiltra dal corridoio. Dei ragazzi entrano distribuendo qualcosa nascosto in antichi cestini da picnic. Li avesse visti al mercatino dell’antiquariato di via Novara, li avrebbe comprati per le piante grasse. Sono un’associazione benefica che il venerdì, giorno di preghiera, distribuisce cibo perché l’ospedale non fornisce mai acqua o viveri, dice il marito. Uno dei ragazzi le parla. Il marito risponde ch’è italiana, non parla arabo. Il ragazzo sorride porgendole 2 sacchetti di croissant e del caffè. Lei prende tutto, incluso il sorriso di incoraggiamento, meno il caffè perché non le piace. Ma soprattutto perché, magari, c’è qualcuno che lo vuole davvero e se lei lo prende per educazione per poi buttarlo via, commette peccato sicuramente. Ora che Dio le ha risposto con un croissant, non può non ricambiare con un atto di gratitudine.

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