Ninna nanna ninna oh

Santamariammare è bella in ogni stagione. Nessuno sa quand’è successo che il nome s’è attaccato tutt’assieme. Ma non fa niente. L’importante è che esista. È importante che esistano un luogo da dove partire e un luogo dove arrivare quando finisce il viaggio. Oppure no. Forse è anche importante imparare a perdersi vagando senza meta, pensa Lorelei. Pensa che quando il prof Breccia l’ha violentata (sì, violentata) nessuno se n’è accorto. Lei è una che non dice le cose. Almeno, non dice quelle cose. Però, a un certo punto, quando non ha più potuto nascondere la pancia, la madre l’ha portata dalla mammana per farla abortire, ma la donna s’è rifiutata. “Io i bambini fatti non li ammazzo”. E vabbè, meglio, ha pensato Lorelei. Perché, in realtà, a quella cosa che le pigiava coi piedini sulla vescica, lei ha iniziato ad amarla subito. Perché dove sta scritto che devi odiare tutto quello che viene fuori dall’orrido? Mica era colpa sua s’era il risultato di quella cosa brutta? Tutti tacquero e il destino, a volte, è proprio bastardo. La madre, senza saperlo, s’organizzò con le suore dello stesso convento dei Domenicani nel cui giardino era stata violentata. La rinchiuse là, fino a quando non partorì, dicendo a tutti ch’era andata al Nord a fare compagnia a una parente ammalata. Pure al marito credulone (o menefreghista) lo disse. Gli uomini se non gli sbatti in faccia certe cose, non le vedono. Oppure sono le donne che sono brave a intortarli? Boh. Lorelei trascorse quei 5 mesi in compagnia delle ostie, delle suore che le stavano a debita distanza e di Dio che, invece, le faceva capitare cose molto strane. Cose che poi avrebbe imparato a gestire. La notte di Natale del 1972 partorì il frutto del dolore. Stettero assieme, giorno e notte, poco più d’una settimana. Poi, leste, le suore ottennero una lauta donazione in cambio d’una “veloce adozione”, che tutto era meno che adozione. Stettero assieme giusto il tempo di permettere a Lorelei d’imparare a mettere i ciripà, tra un ninnanannaninnaooo e mille baci, e a scattare indelebili fotografie col cuore e l’anima, per non dimenticare mai più quegli occhi e quella voglia sotto il capezzolo destro.

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