Bimba

Io non sono triste, bimba. Non esserlo tu per entrambe, ti prego. Voi siete davvero strani. Eppure dovrei essere io quella che si rammarica o si dispera perché non sentirò, non vedrò, non odorerò per un bel po’, adesso. Non mi vedi forse ancora qua, nonostante tutto, erta a sostenere e accogliere qualsiasi cosa e chiunque senza mai lamentarmi? Mi fai sorridere. Sì, davvero, mi fai sorridere. I miei sorrisi sono le ombre della sera che s’accavallano tra i balconi e le tue tende bianche che una volta vi svolazzavano allegre. Nulla rimane, bimba. Tirati su dal pavimento. Smettila di piangere. Ci siamo amate. E così doveva essere. Tutto va e viene, bimba. Ma perché continui a voler cercare nei perimetri di cemento le certezze del tuo cuore? Perché non t’arrendi al tempo e allo spazio che ci governano a loro piacimento? Perché esiti ad andare avanti sperando mentre, invece, torni indietro disperando? Appoggiati alle mie mura ancora una volta; l’ultima volta. Ci saranno altri muri sui quali potrai posare le tue spalle stanche. Ci saranno altre porte da sbattere nei momenti d’incazzatura. Ci saranno altre finestre da tenere aperte d’estate e chiudere frettolosamente quando il primo refolo di gelo sgaiattola attraverso gli stipiti. Ci saranno altre mattonelle dalle quali spazzare le briciole del dopo cena. Ah, è parquet? Allora stai attenta, bimba, che quello è antipatico da pulire, a meno che non sia da battaglia. A proposito, butta via quel vecchio tappeto che continui a tenere solo perché ci hai fatto l’amore per l’ultima volta con chi ora non è più con te. Bimba, non mi toccare l’intonaco sfatto dagli anni d’affitto con quelle mani fradice di lacrime. Non essere triste, bimba. Non piangere perché ci lasciamo. L’amore rimane anche se, dopo di voi, arriverà un’altra famiglia. T’ho amato ogni volta che m’accarezzavi quando accendevi la luce pensando che stavi solo schiacciando l’interruttore. T’ho amato quando mi pulivi, mi appendevi i quadri, cambiavi i mobili nella cameretta, m’impuzzolentivi di caffè bruciato o tè profumato. T’ho amato bimba. Ma ora vai, ti prego. Vai, che sto aspettando il tramonto… ché gli devo raccontare di te e dei 20 anni che hai abitato dentro di me.

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