Playlist

Chi lo dice ai crudeli compagni della 3a C che non sei mai stata in discoteca? Che i tuoi te l’hanno sempre proibito e tu non hai mai avuto il coraggio d’opporti, urlare, litigare, combattere per i tuoi diritti di persona generata da altre persone ignoranti che pensano d’avere in mano la forbice che taglia il filo della tua vita? Che non menti come mentono gli altri ragazzi? E così non si litiga. Perché? Paura, forse. Quando si è giovani non si fanno molte cose per paura di litigare, essere puniti, giudicati, menati anche (anzi, soprattutto). A un certo punto cambi idea. A un certo punto decidi di ribellarti perché incappi nell’etimologia della parola litigare e ti rendi conto che viene da voce e agire, uniti. Agire. Voce. E comprendi che chi non ha il coraggio di litigare non ha nemmeno il coraggio di vivere pienamente. E da quella prima volta con la gonna di cotone nero a balze che arrivava al polpaccio e il maglione largo, di lana misto nylon, coi fiocchetti di raso rossi, hai ballato per anni, sfacciatamente, sfrenatamente, sui cubi dell’Heaven a Londra, lungo i marciapiedi a Parigi, nelle case vuote di Madrid e negli hotel di Malta ritrovandoti catapultata, 40 anni dopo, a danzare nuda in camera da letto coi fantasmi che organizzano la playlist su Spotify. Non ricordi quand’è successo. Sai solo che, a un certo punto, hai percepito qualcuno accanto a te, mentre ballavi pensando d’essere sola. “Mettete la musica che volete” hai detto quando c’era la radio. “Mettete la playlist che desiderate” hai detto quando ti sei abbonata a Spotify. E da allora ballano con te, i fantasmi. Ultimamente preferiscono When we were lovers di Savoretti, Chain of fools dei The Commitments, Samba da volta di Moraes e Toquino, Thunderstorm with light rain for yoga meditation and total peace seguiti dalla versione di 8.50 di Let’s do it di Ella Fitzgerald. Tu le balli tutte, ad occhi chiusi, sensualmente, liberamente, sorridendo, tenendoli per mano, al tuo ritmo. Ognuno di noi ha il proprio ritmo. L’ultima è Returning Home di Dan Gibson. Perché, a una certa, anche i fantasmi devono tornarsene a casa loro, da dove son venuti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...