Tic, tac

Tic, tac. Quello che faccio non mi piace. Perciò mi fermo ora. Proprio in questo istante. Ho deciso. Ci sono cose, esseri, su questo pianeta, che non se lo possono permettere e si dannano. Io che, invece, sono libero lo faccio in questo esatto momento. Tre, due, uno. Tic, tac… Stop. Basta. Una volta ho sentito alla televisione che dicevano che in Sudamerica c’è una tribù che decide quando morire. Che uno, volendo, a un certo punto dice: «Sai che c’è? Ora chiudo gli occhi e me ne vado. Mi sono rotto i coglioni di stare qua. Lasciamo che questo corpo vada a fare terra per i ceci, che io mi trasferisco da n’altra parte». Bisognerebbe farlo tutti. Fermarsi, intendo, quando non ci piace ciò che stiamo facendo. A qualsiasi età. Ho sentito una donna che diceva che voleva andarsene a centocinque anni. A capire perché. Vabbè, glielo auguro perché, per quanto mi riguarda, ognuno può andarsene quando vuole. Magari gli altri abitanti di questo pianeta non se lo ricordano ma l’hanno deciso già dall’inizio, inconsciamente, quando andarsene per sempre? Forse è proprio così. Forse lo sanno già. Hmm, se davvero potessero fermarsi quando fanno ciò che non gli garba. Si vivrebbe così tanto meglio. Se ognuno potesse fare ciò che gli piace, chissà come sarebbe questo posto. Sarebbe bello assai. O forse, questo luogo non deve essere popolato da esseri e cose che fanno ciò che gli piace fare. Magari è questa la sua condanna, la sua destinazione d’uso. Come i garage che non possono essere case. Che pure qua, c’avrei da ticchettare, ma non lo faccio perché poi sembro polemico. Si vede che questo deve essere un posto così, dove chi ci capita si fa le ossa soffrendo il 50% del tempo che ci risiede. Io ho deciso di fermarmi perché non voglio più che la gente si lamenti di me, di quello che faccio. Parlano sempre male di me: «Che momento di merda, non c’è mai tempo, che tempo di merda, un minuto sembra un’ora, non vedo l’ora che passi ‘sto momento, sveglia di merda non voglio alzarmi, non è l’ora, maledetto il momento…». E allora sai che c’è? Tic, tac. Stop

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