Raccontami una favola

Le fiabe sono sbagliate. Le fiabe hanno fatto più danni della Coca Cola con la sua formula segreta e delle Marlboro prescritte per curare l’asma negli anni ’30. Le fiabe hanno fatto versare triliardi di triliardi di litri di lacrime a chi s’aspettava che il fottutissimo principe venisse a salvarla mentre, invece, era il principe che attendeva che la principessa lo salvasse. Maledetti i fratelli Grimm. Dovrebbero cambiare le bestemmie. Al posto di Madonna e Dio mettiamoci: porca quella stronzissima di Cenerentola, porco quel gran cornuto del Principe Azzurro che, tra l’altro, non ha mai un nome proprio ‘sto merdosissimo Principe che svolazza come un bombo confuso tra i fiori primaverili, di fiaba in fiaba, scopandosi una principessa dopo l’altra. E così due amiche si ritrovano a parlare sul balcone dell’ultimo piano, una sera d’estate. Una, succhiando un ghiacciolo al limone, dice che le fiabe hanno illuso, tradito, mentito, danneggiato chiunque ci abbia mai creduto o le abbia mai lette. Una volta lette sei fatto. E l’altra, fumando una Marlboro light dopo l’altra, risponde ch’è proprio vero. Dovevano fare le Bücherverbrennungen per le fiabe, non per i libri non corrispondenti all’ideologia nazista. Dovevano dirci la verità. Dovevano raccontarci solo favole. Chissà se la gente la sa la differenza tra fiaba e favola.

E così lui sussurrò timorosamente: «Non potrò mai darti mai quello che vorrei, lo sai? Ne sei conscia? Non potrò mai essere il tuo principe delle fiabe. Al massimo potrò essere uno degli animali delle favole di Esopo. Ti va bene lo stesso?» Questo le disse una notte d’ottobre abbracciandola forte, temendo che scappasse via perché l’amore non è mai friccicarello, si sappia. Le fiabe dicono le palle. Le favole raccontano la verità. Questa è la differenza. Nelle fiabe ci sono zucche che diventano carrozze e sguattere che, con una giravolta, si trasformano in fighe da strapazzo col merletto bianco profumato fin dentro al culo. Nelle favole ci sono le zucche di La Fontaine che, se fossero ghiande, ammazzerebbero qualunque principessa sdraiata sotto la quercia. Rispose: «Quand’ero bambina volevo il costume di principessa per carnevale. Mi comprarono quello di Rosaura. Da allora le principesse mi stanno sul cazzo». E lo abbracciò più forte.

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