Cambio-valuta

C’è un prezzo da pagare per tutto. Si pagano le cose belle e le cose brutte. Costano di più le cose che non richiedono denaro. Costano di più se le devi pagare in lacrime sparse sul marciapiede che percorri andando al lavoro quelle merdosissime, buie, disgreganti mattine d’inverno. Costano di più se le paghi inaspettatamente con le travolgenti emozioni d’eccitante attesa dei primi luminosi giorni di primavera, quando ogni mattina ti svegli pensando: “Oddio, sta per succedere qualcosa di meraviglioso” e poi non succede un cazzo. Anche l’attesa trepidante è un metodo di pagamento, sembra. Bisogna saper attendere. Lui non lo sa fare. Deve ancora imparare o forse non imparerà mai. Il prezzo più alto lo paghi quando non puoi più parlare con chi se n’è andato prima di te, se non lo puoi abbracciare, se non puoi affondare il tuo sguardo nei suoi occhi, silenziosamente, sorridendo contento (la felicità non esiste, ricordatelo…), se non puoi più aiutarlo. Che, giustamente, aiutare gli altri vuol dire aiutare noi stessi in realtà; ma questo pochi l’hanno capito. Perciò ci affanniamo tutti a chiedere e nessuno a dare. Allora, quando, per l’ennesima volta, Evan Call glielo ricorda suonando “The Ultimate Price”, si ferma e decide improvvisamente di fare qualcosa di diverso. Decide di compilare mentalmente la lista delle cose stupende che loro due hanno fatto assieme. E il vuoto che ha in mezzo al petto si riempie della sensazione del piede di Gino sfruculiàto contro il suo, nelle mattine d’estate. Di quella nuvola che si dileguò alla velocità delle luce nel bollente cielo d’agosto mentre la guardavamo assieme, felici solo d’essere. Di lui che gli racconta entusiasta d’un presepe minuscolo adagiato in un guscio d’uovo al Museo di San Martino e Gino che risponde divertito: “Anche a 105 anni sarai il bambino che fa oh davanti ai presepi.” Delle volte che ogni San Valentino e ogni compleanno riceveva mazzi stupendi di rose rosse accompagnati dai quei bigliettini d’amore custoditi gelosamente, uno ad uno. E, tra le decine di “Meglio tardi che mai”, “Un 1000000000000000000000000000 di baci” e “Buon compleanno, tesò” ha trovato l’ultimo biglietto dove Gino scrisse “Ti amo…”. E così, col cambio-valuta, inaspettatamente, le lacrime diventano sorrisi.

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