Lapalissiano

A maggio le signorine piantavano un melo nell’orto. Doveva essere un melo selvatico, però, perché le piante selvatiche dicono la verità. Quelle manomesse dall’uomo, invece, sono bugiarde. Coltivandolo ne traevano gli auspici per il loro futuro da donne perbene, normali, maritate. Se cresceva rigoglioso, avrebbero avuto un futuro roseo. Irene non ci credeva a quelle cagate. Lavorava a Monza, alla Candy. Voleva far carriera. Arrivare, magari, entro il 1955 a dirigere il suo reparto. In quello, sì, lei credeva. E credeva al fatto che Churchill aveva annunciato che l’Inghilterra aveva appena costruito la loro prima bomba atomica. A lei quello interessava. Non sopportava la madre che l’assillava chiedendole di cercarsi un moroso alla Candy; che a un certo punto bisogna sistemarsi, fare le cose da donne normali. E più glielo diceva, più Irene s’incazzava. A lei interessava il mondo, la rivoluzione sociale in Bolivia, Fulgenzio Batista e il suo golpe a Cuba… quelle cose là, insomma. Ma niente, più la madre insisteva, più Irene s’incazzava. La calmavano solo i film di Yvonne Sanson e Amedeo Nazzari. Li adorava. Erano bellissimi assieme, anche quando soffrivano. Che le coppie vere, secondo Irene, erano quelle che riuscivano a soffrire insieme, nonostante tutto. Il 3 maggio del 1952 Irene andò al cinema a vedere “Chi è senza peccato…” e là, tra il fumo delle sigarette che impuzzolentiva la galleria, conobbe Perinei Giovanni detto Giuanìn. Quando meno te l’aspetti. È un quel momento che succede quello che meno vuoi e che più inciderà nella tua vita. Si sposarono 6 mesi dopo. Una vita normale, come tutte le donne normali, proprio come voleva sua madre. Sei figli, tre aborti, due traslochi, qualche milione di cambiali e quarantaquattro anni dopo, nel 1996, Giuanìn le disse che voleva divorziare per perseguire ciò che veramente voleva fare. Irene si sentì morire perché, improvvisamente, realizzò di non avergli mai detto quello che lei veramente voleva fare. S’inginocchiò a terra implorandolo, perché ormai era troppo tardi. Lui prese il giornale che lei stava leggendo proprio in quel momento e, mostrandole la copertina che annunciava la separazione di Carlo e Diana, rispose: «Si separano principesse e principi, perché mai non dovremmo farlo anche noi?» Inconfutabile, inopinabile, lapalissiano.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...