Bahia

Georghes Dimulites nacque a Bahia il 29 febbraio del 1968. A volte scherzava dicendo che, in realtà, era nato nel 1996, ma era tornato indietro nel tempo per nascere prima e stare di più con sua mamma, anche lei di Bahia, della quale non ricordava nulla essendo morta quand’aveva solo quattro anni nel 2000, anno bisestile. Nel 1980 i suoi genitori “sparirono”. Qualcuno disse che facevano parte della Falange Vermelha, un gruppo di sinistra che faceva cose di destra. In realtà combattevano la dittatura militare, ma non si poteva dire. Tante cose, nelle favelas, non si possono dire perché là si può solo scegliere di che morte morire e possibilmente presto. Georghes decise che la sua ora non era arrivata. L’accolsero i Frati minori cappuccini di Sergipe pensando di farne un devoto frate. Georges pensò che non era il momento di pregare, ma che bisognava far finta di farlo per ottenere ciò che voleva. A volte bisogna far credere agli altri che vuoi quello che vogliono loro. A volte bisogna mentire per arrivare dove si vuole senza ledere ed essere lesi. Purtroppo è così. Dio, poi, ci perdonerà se preghiamo bene. Così, tra un rosario e l’altro, studiò di nascosto per diventare stilista. A ventidue anni era un designer famoso in tutto il Brasile. I frati (a cui servivano gli oboli versati da Georghes per i bambini che accoglievano) s’arresero decidendo che andava pure bene se non faceva il frate. Gli abiti disegnati da Georghes venivano contesi dalle regine dei Carnevale di Rio e San Paulo. Diventò ricco sfondato in pochissimo tempo. Aprì decine di negozi col suo marchio (GiddìGiddì) in tutto il mondo. Andava in vacanza sempre a Capoverde perché da là proveniva la sua famiglia e perché adorava andare ai concerti di Cesária Evora. Annoiatosi con i negozi di vestiti, li lasciò in gestione ai frati che ne cambiarono leggermente lo stile e intraprese, con successo mondiale, l’attività di organizzatore di matrimoni gay clandestini in Cina e Iran. Il 29 febbraio 1996, mentre ascoltava Cesária cantare Sodade, morì felicemente tra le braccia del suo compagno, Jimen, perché aveva fretta di tornare indietro nel tempo, al 1968, per stare più tempo con sua mamma.

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