Catena

Le zoccole entravano nel basso a qualsiasi orario, di notte e di giorno. Le zoccole vere non hanno orario. Entrano ed escono dai bassi quando gli garba e Catena non ci faceva più caso. Vicolo Listarelle non era diverso dagli altri vicoli. L’unica cosa, forse, che lo rendeva un pochino diverso era che gli abitanti ci tenevano a quel cunicolo aperto e perciò, nonostante l’umidità e l’incuria del comune, all’Assunta, mettevano fuori le luci come fosse Natale. Che uno, a Ferragosto, mica se l’aspetta di vedere le luminarie in un posto così. Perciò, come ovunque, un luogo poco bello, può diventare bello assai, nonostante il viavai di zoccole, quelle nere, con la coda lunga e gli occhi rossi che si riflettevano nel piscio degli ubriaconi che svuotavano la vescica negli angoli bui del ciottolato. Catena si chiamava così perché a sua mamma piaceva la canzone di Mario Trevi. Di mestiere faceva la zoccola, quella con la minigonna però. Accoglieva i clienti nel suo basso che profumava di Patchouli e ammoniaca al limone. A capire come faceva l’ammoniaca a profumare di limone… L’aveva allestito bene, comunque. Aveva appeso dei poster delle Maldive e delle tende azzurre con venature di porpora; che l’azzurro con il porpora sta bene anche se uno non se l’immagina. Aveva posizionato dei separé in modo da suddividere l’entrata, dove c’erano il fornello con la bombola del gas e il tavolo, dal retro dove c’era il letto, contro il muro. Sul tavolo c’erano posacenere e guantiera con la frutta che riponeva, dopo il lavoro, nei pensili serrati con i catenacci per non farci entrare le zoccole che puntualmente la fottevano rosicchiando il legno. Vicino alla frutta teneva delle bustine di zucchero che rubava al bar, quando andava a prendere il cappuccino. A lei lo zucchero non piaceva. Lo usava per i suoi clienti perché, ogni volta, alla fine, a ognuno faceva ‘na tazzulella. Tanto che oramai tutti dicevano: «Vado a prendere il caffè da Catena». Una stanza senza finestre, senza altre stanze, solo con l’entrata. Chissà se la gente lo sa che esistono questi posti dove le persone veramente ci vivono e ci lavorano fino a quando muoiono. Proprio come successe a Catena.

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