Le Ombre

La Signora disse: «È stata uccisa. Volete davvero sapere la verità?» Daniele e Ignazio risposero all’unisono «Sì». E fu così che, tra le tante cose che accaddero la notte tra l’11 e il 12 maggio a Santamariammare, le ombre dei due uomini, illuminate dalla luna, s’allungarono verso Palazzo Serenella dove li attendeva la Signora che aveva riferito di necessitare d’aiuto che non poteva arrivare da questa parte dell’universo. Ignazio aveva annuito consapevolmente. Daniele no. Daniele era decisamente turbato dalla donna e lo disse chiaramente. Lei gli spiegò semplicemente che avrebbe fatto una seduta spiritica nel vecchio Comune dove risiedeva un’Ombra con suo figlio. Ombra con la O maiuscola perché tutti, diceva la signora, una volta deceduti, diventiamo Ombre che continuano il percorso evolutivo dall’altra parte. Alcuni vanno avanti, disse, altri no. Altri restano per un po’ legati alla Terra. Lei, quelle Ombre, le vedeva. E con la mamma d’Aniello il rapporto era piuttosto contrastante. La Signora, ogni tanto, andava là ad aiutare le Ombre che la mamma di Aniello sequestrava e usava come pubblico per il figlio morto di Spagnola prima di dare il suo primo concerto, ad andare oltre. Daniele non sapeva se ridere o piangere. Evitò di commentare sarcasticamente e acconsentì solo per non deludere Ignazio. Iniziarono la seduta senza effetti speciali, candele o pratiche particolari. E ciò spaventava ancora di più. Erano solo loro tre con la Signora seduta al buio che poneva domande a qualcuno, qualcosa che non vedevano. Daniele era irritato. Ignazio provò a calmarlo, senza successo fino a quando, a un certo punto, un’agghiacciante voce di bimbo frusciò alle orecchie dei due uomini dicendo: «Chi ha ucciso Marisa è nel sangue di Daniele. Chi male ha fatto, dove l’ha compiuto è tornato. Guarda il tuo passato, Signora». Ignazio quasi svenne. Daniele s’alzò di scatto bestemmiando. La Signora chiuse gli occhi colmi di lacrime intimando a quest’ultimo con voce ferma di non uscire. Stranamente il maresciallo le ubbidì risiedendosi. Poco dopo la donna, stringendo spasmodicamente la borsetta, disse: «Ora so chi è stato, quando e perché. Ma prima dobbiamo parlarne. Non è cosa da poco.» Mai, come quando uscirono quella notte dal Comune, Majani apprezzò il profumo fresco dei gelsomini.

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