In tutto ciò che è lieve e gaio

Guidò attraverso Santamariammare conscio d’avere la patta dei pantaloni umida e impiastricciata. Aveva sudato trascinando il cadavere, ma non era per quello. Non pensava che uccidere sarebbe stato eccitante. Scaraventò il corpo esanime nel cofano senz’alcun rispetto. Le puttane non si rispettano. S’era organizzato bene. Quando Mercanti l’aveva portato a scegliere il prosciutto, qualche settimana prima, aveva preso nota mentalmente di tutto ciò che gl’interessava. Cambiò Sterotto scegliendo Sergio Endrigo. Si pulì il muso con la manica della giacca che Marisa aveva strattonato invano. Arrivato davanti a villa Mercanti non spense il motore, temendo di dover scappare via velocemente. La musica continuò. In certi momenti si fanno le cose più assurde. Era notte fonda. Intorno non c’erano altre costruzioni a parte l’enorme porcilaia nella quale trascinò Marisa. La parrucca scivolò mollemente dal capo della ragazza rivelandone i lisci capelli solo quando iniziò a segarle il collo. Ci mise sorprendentemente poco. La cosa difficile fu cercare d’allontanare i maiali che avevano quasi mangiato una delle mani caduta giù dal bancone rosso di sangue di suini e di Marisa. I maiali hanno denti. I maiali mangiano tutto. Ne prese qualcuno a calci. Fu allora che iniziarono a grugnire rumorosamente. Schiaffò velocemente il corpo, ormai a pezzi, e la parrucca nel sacco di juta cerato. Corse in auto mentre, con la coda dell’occhio, notò delle luci accendersi al secondo piano di casa Mercanti.

Felicina aprì gli occhi con la netta sensazione d’essere stata baciata da Marisa. Si toccò le labbra sorridendo. L’indomani le avrebbe chiesto di tradurle quando Billie Holiday cantava I’ll be seeing you in everything that’s light and gay. Non capiva bene light and gay. Ti vedrò in tutto ciò ch’è luce e lieto? Impalpabile e spensierato? Sicuramente le avrebbe detto le parole giuste. Marisa amava trovare parole nuove. Si appisolò risvegliandosi più tardi a causa dei rumori esterni. La portafinestra della camera d’Irene che s’apriva. L’incessante grugnire dei maiali. La voce di Sergio Endrigo che cantava io mi fermerò e ti regalerò quel che resta della mia gioventù. Uscì fuori. Vide Irene dall’altra parte del balcone e un uomo oltre il cortile ch’entrava in auto trascinando un sacco. Strano… perché si sentiva così triste, ora?

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