Seven seconds

Lo prelevarono dal ristorante dove lavorava come lavapiatti alla fine del secondo turno serale. Non se ne accorse perché Youssou N’Dour che cantava 7 Seconds gli riempiva le orecchie. Entrarono in cucina in tre. Gli toccarono gentilmente la spalla. Si tolse le cuffie. Gli chiesero se si chiamasse col quindicesimo nome che s’era inventato. Non rispose. Quelli là li riconosci subito. Stupidamente s’asciugò le mani sul grembiule prima di fiondarsi verso la porta oltre la quale, purtroppo, l’aspettava il quarto. Quattro uomini per uno. Certe volte hai voglia a sfidare il destino che, purtroppo, te la pigli nel culo tu. C’è poco da fare. Il coraggio non viene premiato così spesso come si pensa. Arrivati in caserma gli lessero i suoi diritti. Poco gliene fregava. Pensava a due cose, senza nemmeno essere ancora stato deportato. La prima era come ritornare. Che lui mica ci sarebbe rimasto nel suo merdosissimo paese. Sarebbe scappato di nuovo. Avrebbe fatto di nuovo il clandestino. A costo di crepare sulla via per l’Europa, fanculo. L’altra cosa che si chiedeva era chi l’aveva tradito. Chi aveva fatto la spia. Mordicchiando distrattamente il sandwich che le guardie gli avevano portato pensò che, forse, non avrebbe dovuto rubare la carta di credito a quel coglione che s’era fatto tre giorni prima. Certe prede, però, te la mettono s’un piatto d’argento, checcazzo. Non ti puoi mica rifiutare? Eppoi lo stipendio da sguattero non bastava. Ok, non mandava tanti soldi a casa, ma gli servivano lo stesso. Gli piacevano le cose di marca. Gli piacevano i profumi costosi. Gli piaceva bere. Gli piaceva comprare le cassette musicali, invece di registrarsele di nascosto dalla radio. Gli piacevano le cose belle, come a tanti della sua età. Gli piaceva più di tutto, però, la libertà di cui godeva in quel paese che non aveva nulla a che fare con il suo. Libertà è una parola pericolosa. Quando l’aereo decollò chiuse gli occhi per non vedere la terra che s’allontanava. Arrivato nella capitale lo imprigionarono immediatamente. Lo misero a disposizione di tutti i prigionieri (circa 450). Se checca era, che lo fosse a uso e consumo di tutti. Tre mesi dopo affogò accidentalmente nei cessi del secondo braccio.

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