Le munizioni

Quando successe, mamma fece una festa. Onestamente, non so cosa ci fosse da festeggiare, ma lei era così. Festeggiava tutto. Devo dire, però, che quando è successo alle mie figlie, anch’io ho festeggiato. Anch’io ho regalato loro un braccialetto con una conchiglia che s’apriva. «Perché le conchiglie custodiscono i tesori», mi disse abbracciandomi forte. «E ogni donna, una volta al mese, quel tesoro lo restituisce alla natura». Così diceva mamma. Ora che ho sparato l’ultimo colpo anch’io, però, non smetto di pensare a lei che non me l’ha mai detto come l’ha vissuto questo momento. Ricordo solo che festeggiò anche quella volta; quando era passato un anno dall’ultima sua volta. «’Na rottura di palle assurda di cui mi libero, finalmente!» aveva detto. E via, fu così che buttò direttamente nel cesso, senza nemmeno scaricare, tutto il suo romantico concetto della conchiglia e del tesoro. Certe madri sarebbero da incorniciare al muro a suon di pugni. Mi sa che festeggerò anch’io, comunque. Lei andò a Cuba con papà. Al ritorno si separarono perché l’aveva beccata dietro l’albergo che faceva cose, con l’insegnante di scubadiving, che poco avevano a che fare col mare. Non so perché, mi vien da ridere. Sarò forse impazzita come lei? Meno male che sono single, però. Così, se vado a Cuba e mi scopo qualcuno, almeno non dovrò affrontare le spese del divorzio. Però sono triste ora. Oddio, gli sbalzi d’umore… eccone uno. Sono triste perché mi sento come un palloncino svuotato. Prima avevo tante munizioni di femminilità. Prima avevo colpi da sparare. Prima, dopo ogni ciclo, facevo un bellissimo bagno purificatore. Mi sentivo rinata ogni sacrosanta volta. Mi sentivo così follemente donna. Ero come tre strati di pan di spagna zuppi di crema, panna e cioccolato, decorati meravigliosamente. Ora mi sento una semplice torta margherita. Gioie e dolori d’essere pasticciera: le tue similitudini sono tutte lavorative. Ho paura. Ho paura di non essere più donna. Ho paura di non essere più attraente. Ho paura di perdere colpi perché non ho più colpi da sparare, ecco. Ho paura del declino. Ho paura dei baffetti, dell’osteoporosi, della secchezza vaginale. Oddio, cosa posso fare? Vabbè, per l’ultima mi sa che dovrò andare a Cuba.

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