Fattori matematici

I Simply Red stanno cantando Perfect Love. Mi piace questo ritmo. Non ci capisco niente di quello che dicono, ma mi piace. Io per le lingue non sono mai stata portata. Gli stranieri che mi fermano per strada per chiedermi indicazioni, soprattutto davanti al Colosseo, mi fanno proprio incazzare. Ma non potete almeno sforzarvi d’imparare qualche parola della lingua dei paesi che visitate? Anche in negozio, quando arrivano gli stranieri, li lascio a Carolina. Lei è più brava di me. E la signora, comunque, c’ha fatto pace con me che li smollo a lei. Questa canzone è proprio bella. Capisco solo quando lui urla your perfect looove. Mi sto muovendo a ritmo mentre rimetto a posto i maglioni che si trovano con le camicie e viceversa. Maledetti. Ma a casa loro fanno la stessa cosa? Devo fare in fretta perché dopo ho l’aperitivo con le amiche del liceo. E mi deprimo giusto un pochino. Devo trovare qualcosa di nuovo. Qualcosa di nuovo per qualcosa di usato. Non come nei matrimoni che ti dicono di mettere qualcosa di nuovo, qualcosa di regalato e qualcosa di blu. O non è così? Ma chissenefrega. Una volta al mese l’aperitivo. Una volta al mese una bugia nuova. Una volta al mese una scusa nuova per sembrare convinta di quello che sto dicendo. Le ragazze mi chiedono sempre «Allora? Com’è il matrimonio? Sempre tutto stupendo?» A volte vorrei davvero dire «No, sta andando tutto a puttane, ma non l’ammetterò mai con voi.» E perciò la dico a metà. Dico che lui è come tutti gli uomini. Che io sono come sono. Che mia suocera dice che bisogna sempre trovarsi a metà strada. Bisogna camminarsi incontro e non allontanarsi separatamente. Ci vuole pazienza, dice. Bisogna curarli come le piante, i matrimoni. Uno s’innamora dopo il matrimonio, non prima. Prima del matrimonio, dice mamma, è infatuazione; dopo si capisce se è vero amore. Io, da ragioniera diplomata da un anno, che volevo andare all’università, ma non l’ho fatto perché credevo che l’amore venisse prima, penso solo che variando l’ordine dei fattori il risultato non cambia. E ho pure capito che la felicità non s’ottiene variando i fattori, ma variando i facenti. Capito?

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