A porte chiuse

All’appuntato Forneris il maresciallo Majani piace molto. Nella caserma di Santamariammare si sono avvicendati diversi capi. Lui, che sta per andare in pensione, ha accolto buoni e cattivi. È stato loro fido collega sempre e comunque. Con Majani va davvero d’accordo. Non va d’accordo, però, con certi colleghi che, come le prefiche di Padre Ignazio, hanno iniziato a sparlare dopo la festa patronale. E così decide di parlarne con Daniele che è appena rientrato. «Maresciallo, due parole. Posso?» Daniele è inverso. La Signora non ha vuotato il sacco per l’ennesima volta. Ne parleranno tra due giorni. Che pazienza. Già non crede alle cavolate che dice. Se poi deve far finta d’essere interessato solo per accontentare Ignazio, allora. Sì però, accidenti, la voce di quel bambino lui l’ha sentita veramente. È stato come un pugno allo stomaco. Vabbè, meglio occuparsi d’altro. «Certo Forneris, dimmi pure». Stima molto il suo appuntato. È un onesto e valido elemento. Ad avercene come lui, nell’Arma. «Ecco, io… vado subito al sodo, ok? C’è gente qua in caserma che sta sparlando di lei, maresciallo. Dicono che se la fa con Don Ignazio, che ha dormito sulla sua spalla qualche settimana fa, che pure le prefiche confermano, che avete perfino discusso riguardo a bomboniere sul sagrato! Insomma, a me non importa… ma volevo solo avvertirla, ecco.» Da investigatore Daniele l’aveva già intuito. Sguardi che sfuggono, parole non dette, silenzi improvvisi quando entra in caserma. Hmm… deve tranquillizzare Forneris. «Oh, e mi pareva strano! Un omicidio, due vecchie scomparse, la rottura di palle del Rosario con delitto, l’auto rubata di Pinìn e ora pure questa.» L’appuntato non se l’aspettava. Indietreggia, sorpreso. Daniele sorride per rassicurarlo: «Allora, ai cornuti, di nome e di fatto, che si permetteranno di proferire parola in merito ti prego di dire solo due cose. Una: quando siamo stanchi possiamo appoggiare la testa su qualsiasi spalla, se siamo fortunati da avere qualcuno che ce la porge, e io ce l’ho. Due: farsi i cazzi propri non è una scelta, in questa caserma, ma un obbligo. Ok? Tranquillo?» Una volta salutato Forneris però, a porta chiusa, deglutisce con difficoltà. Fa male. Pensa a Ignazio che starà pure peggio. E gli scrive.  

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