Asperatus

Da quando viveva in Scozia le vedeva sempre. Beh, non sempre ma spesso, ecco. Dopo pranzo s’incamminava su per le colline d’erica violacea che profumava di miele. Se i cespugli erano stati sferzati dalla pioggia e dal vento, camminandoci attraverso, scarpe e abiti si sarebbero inzuppati di quell’aroma che l’avrebbe seguita fino al ritorno a casa, un vecchio cottage nascosto tra i boschi di nocciole e frassini. Non se li sarebbe tolti subito perché quello era il profumo di quando lui le aveva chiesto di sposarlo, proprio là, su quella collina. Vivevano in paesi diversi. «Lontani fisicamente, uniti col cuore» diceva lei. «Non voglio più stare senza di te» rispondeva lui. «Mi trasferirò presto» prometteva lei. S’erano sdraiati, s’erano abbracciati, s’erano promessi di vivere assieme. Quel giorno delle nuvole strane apparvero all’orizzonte. «Asperatus» aveva detto lui. «Le chiamano nuvole del non-temporale. Lo sai ch’esiste una classificazione di tutti i tipi di nuvole conosciute dall’uomo? L’Asperatus si forma quando il vento frusta dal basso lo strato inferiore delle nuvole. Così si crea questo disegno che sembra un quadro. Non è meraviglioso? Poi piove e scompaiono, tornando da dove sono venute. Tutti dobbiamo tornare da dove siamo venuti, prima o poi. Quando tornerai anche tu qua? Non voglio più stare da solo, senza di te» «Presto» aveva risposto lei. Tutte le cose del mondo succedono senza aspettarci. Tutte le cose del mondo succedono senza farci compagnia. Lei partì e non poté tornare quando volle. Lui morì da solo in Scozia. Lei non se ne accorse. Dicono che prima di morire chi t’ama davvero viene a trovarti per salutarti. Forse lui non volle disturbarla. Forse lei non lo percepì. La cosa più brutta che possa mai succedere a chi è lontano fisicamente ma unito col cuore è di non rendersi conto del preciso istante in cui l’altro cuore smette di battere. Ci si dannerà notte e giorno per non averlo avvertito. Si dimagrirà dal dolore. Si fingerà d’essere. Si smetterà di vivere, pur respirando. Quando le fu possibile si trasferì in Scozia per osservare le Asperatus dalla collina d’erica. Certo, era tardi… ma andava bene così. Perché, inevitabilmente, tutti torniamo sempre da dove siamo venuti, come le nuvole.

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