Mamy Blue

In cima al campanile di Santamariammare fa caldo anche se il vento gioca a rimpiattino con le foglie delle rose. «Cos’è questo profumo?» chiede Daniele, allungato comodamente sulla sdraio, ad occhi chiusi. «Mamy Blue, ibrido di rosa tea» risponde Ignazio. «Profumo buonissimo, vero? Una rosa color malva che profuma di limone. L’ho fatta diventare rampicante, pensa. Credo sia l’innesto migliore mai creato. Lo sai che prese nome da una canzone degli anni settanta? Mamy Blue. A me piace la versione di Dalida. Ma tu che ne sai..» Il prete, accaldato dai raggi del sole impietosi che abbracciano i suoi abiti neri, si versa altra birra e osserva le rondini volare in tondo oltre il muretto che perimetra i quattro archi in pietra della cima del campanile. «Daniele, non sei venuto per parlare delle rose, vero?» Silenzio e un sospiro leggero accolgono la sua domanda dall’altra parte del tavolino. «Maresciallo, va bene così. L’avevamo detto. Non so dove andremo a finire, ma non permetto a nessuno di rovinarmi la parata, come diceva Barbra Streisand. Sono confuso, stanco, scorato. Ho perfino discusso con Dio che m’ha detto di non fare il coglione. Insomma, a chi… oh! Ma che fai?!» Mentre sta parlando il suo compagno di bevute campanari si spoglia restando a torso nudo. «Fa caldo, prete. Sto grondando di sudore. Vuoi farmi arrostire tra le rose che profumano di limone e le tortore che amoreggiano sui mattoni del tuo campanile? Abbi pietà… Per il resto, lasciamo perdere. Non ho nulla di cui vergognarmi. I miei genitori adottivi sono morti, ma m’avrebbero accettato comunque e sempre, ne sono sicuro. Mi preoccupavo per te. Volevo sapessi che ci sono. T’immaginavo sofferente e in agonia. Ma vedo che ti sei organizzato bene». Scoppiano a ridere brindando. In quel momento Ignazio, punta il dito verso il petto di Daniele chiedendo: «Ma cos’è quella cosa a forma di cuore che hai sul petto? Un tatuaggio?» Fa strano vedere i muscoli del maresciallo. Fatica a deglutire. Deve trovare un argomento per sviare. E, giustamente, manca il bersaglio. «Un emangioma. Carino, vero?» Vorrebbe dirgli che è carino tutto di lui… ma gli ricorda, invece, dell’appuntamento che hanno il giorno dopo con la Signora.

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