Uomini coraggiosi

«Che dici? Meglio così?». Si guarda allo specchio mentre l’altro, seduto sul letto in silenzio, finge di non aver sentito. Spesso è meglio fingere di non aver sentito. Così s’ha il tempo d’aggiustare mentalmente le parole delle risposte che, proferite integralmente invece, addolorerebbero. «Oh, allora? Come mi sta? Meglio così, no?». Sorride. É meglio sorridere quando si sta per dire qualcosa che potrebbe non essere gradito. «Ti snellisce davvero». Ecco, dire: «Ti snellisce» non significa mica ch’è meglio. Dico o scrivo una cosa. Come poi l’interpreti tu, mica son cavoli miei. Mi dissocio, pensa lui, da qualsiasi malsana, fuorviante interpretazione. Ti snellisce. Punto. Poi fanne tu quello che vuoi. Oppure, se hai coraggio, chiedimi quello che sarebbe giusto chiedermi dopo che t’ho risposto «Ti snellisce». L’immagine riflessa nello specchio fa una giravolta. «Bene! Allora indosserò questo. Dai, andiamo…». E via, pensa l’altro, lasciamo trotterellare felicemente l’ennesimo essere umano verso i lidi della consapevole menzogna. Perché? Perché ognuno purtroppo, sentita o letta una parola, l’interpreta come meglio ritiene. Ognuno, per sentirsi bene, fa delle parole che legge o sente, ciò che preferisce. S’alza dal letto. Si spolvera distrattamente le gambe coperte di tweed blu scuro dove poco prima il gatto s’è fatto accarezzare lascivamente dalle sue mani nodose. Fa una smorfia pensando che «ti snellisce» non significa «ci stai bene». Significa solo che ti snellisce. Fanculo le parole. Fanculo tutti. Non ci voglio andare a questo matrimonio. Non voglio regalare la busta coi soldi, ridere, salutare, fare le fotografie, mangiare la torta stucchevole, ringraziare per l’ennesima bomboniera di pessimo gusto. La gente non dovrebbe celebrare matrimoni. Tanto vanno tutti a puttane. Due persone, senza invitati o cerimonie, dovrebbero solo guardarsi negli occhi facendosi promesse che sanno oggettivamente di poter mantenere. Anzi, dovrebbero guardarsi negli occhi non promettendosi nulla; dicendo semplicemente: «Cercherò di fare del mio meglio.» Null’altro. Senza testimoni, senza nessuno. I testimoni siamo noi. Dobbiamo rendere conto solo e unicamente a noi stessi. Bisognerebbe averlo questo coraggio. Si paralizza a metà scala. Coraggio, pensa. Si tocca la fronte dandosi del coglione. Poi urla: «Gennaro! Gennà, torniamo in casa! Quel completo ti sta di merda pure se ti snellisce, amò… poi ti spiego! Indossa quello bordeaux!»

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