Caratteri speciali

I baffi a manubrio di Daniele fremono sopra le labbra tese. L’uomo s’alza con veemenza e, agitando la mano, dice: «Bene, io la saluto. Sapevo che avrebbe tirato fuori qualche cagata ma questa, onestamente, le supera tutte. La mia voglia è stata vista da decine di donne, parenti, amici, chiunque abbia giocato con me a calcetto durante il torneo estivo di Santamariammare degli ultimi due anni; e ora pure da un prete che m’ha trascinato qua a sentirla vaneggiare. Adesso, se permette, la ringrazio e la saluto. Ignazio, tu resta pure. Io vado. Ho già perso troppo tempo qua. Buona giornata.» Lorelei è una di quelle persone che, con un solo sguardo, immobilizza la gente. Alza il braccio, col palmo aperto, appesantendo lo sguardo severo. Daniele si blocca come se fosse trattenuto da dieci forzuti uomini. La donna lo fissa pensando che vero è che nulla va mai come immaginiamo, ma quando è troppo è troppo. Ha vissuto sperando il meglio, sopportando e tacendo davanti a tante persone e tante cose. Questa no, però. Questa non la può tollerare. Certe volte bisogna davvero tirare una riga. Sospira profondamente, evidentemente offesa. Ignazio s’alza, ancora confuso, cercando di placare gli animi, ma senza successo. Lorelei assegna, anche al prete, lo stesso sguardo facendolo riatterrare sulla sedia mestamente. Le parole escono fuori dalla bocca della Signora una dietro l’altra, senz’alcuna esitazione: «Maresciallo, solo tre cose. Prima: si aspetti una confessione nell’arco di quarantott’ore perché io non dico cagate e non ho tempo da perdere, diversamente da lei, a mostrare la mia voglia a mezzo mondo. Seconda: quando avrà ottenuto la confessione di colui che l’ha generata assieme a me, sono disponibile a fare un test del dna e se ne ha le palle, potrà leggerne il risultato. Terza: ora esca pure e ritorni qui, senza accompagnatori clericali, solo e unicamente per prostrarsi in ginocchio su quell’uscio e chiedermi umilmente scusa.» Il maresciallo non se lo lascia dire due volte e, con uno strafottente “Tsé…”, scuotendo la testa, lascia il negozio. Lorelei si volta, fumante di rabbia, verso don Ignazio che, sorridendo furbescamente, a braccia conserte, mormora: «Adesso so da chi ha ereditato Daniele il suo carattere di merda».

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