Senza senso

A volte sarebbe davvero utile essere sordi, ciechi, anosmici, ageusici, parestesici. Possibilmente tutt’assieme. Se si potesse ordinare al nostro corpo d’ammalarsi di queste cinque patologie tutt’assieme contemporaneamente, certe notti, lo farei credimi. A volte mi sarebbe davvero utile non sentire nulla di nulla, ma proprio nessun senso in assoluto. Fermi, immobili, zero di zero. Come i sassi che s’incontrano su per i sentieri di montagna. Immobili. Insensibili. Perdere l’udito per non dover ascoltare quella canzone che, inaspettatamente, s’arrampica perfidamente su per la mia giugulare insinuandosi tra lobo e timpano come una freccia che poi, inesorabile, s’incunea nel cuore e là resta fino all’ultima nota, quando tiro quel lunghissimo respiro di sollievo pensando: «E pure questa volta ce l’ho fatta». Perdere la vista per non incappare in quella schiena ricurva sulla vetrina che sembra la tua. La tua schiena sì… quella che accarezzavo per ore e ore, instancabile. Quella schiena che poi si gira rivelandomi un’altra persona che non sei tu. E tutte le mie speranze vanno a puttane mentre mi chiedo quando mai tu avresti mostrato interesse per una vetrina di preservativi ai gusti di frutta. Perdere l’olfatto per non sentire più quel profumo di sigaro, maledizione a te, che solo tu fumavi. È così dolce il profumo di sigaro. Eri così ingenuamente dolce tu quando cercavi di convincermi che fumare ti piaceva davvero. Che non fumavi come me, che ad ogni sigaretta devo avere in bocca una Golia Activ Plus. Perdere il gusto delle cose buone che mangiavamo assieme. Ogni gusto, ogni sapore, ogni goccia di saliva mi riporta a te. Al vino che ti piaceva, alla lasagna che mi cucinavi, all’aroma di limone che la tua bocca incollata alla mia m’imprimeva sulle papille gustative… bacio dopo bacio, insaziabili. Perdere per sempre il senso del tatto dei miei polpastrelli che ti anelano… che agognano alla pelle morbida della tua fronte dove c’era quella ruga che cercavo di spianare accarezzandola lentamente, per onorare con amore ogni millimetro del tuo tessuto epiteliale. Perdere il senso del tutto. Perdersi nel tutto. Perché il mio tutto ora non è più. Il mio tutto, una volta, eri tu. Ma poi… è proprio vero che i sassi non sentono nulla?

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