Ledere

Da qualche parte, intrecciandosi alle sbarre delle ringhiere arruginite, arriva Desert Rose di Sting. Le note s’insinuano sotto la porta. S’aggrappano alla coperta, una a una, scalandola come piccoli omini neri che vogliono arrivare in cima all’Everest. Seduta in silenzio al centro del letto, si abbraccia le ginocchia guardando il buio oltre la finestra. La musica la riporta nei giardini profumati d’arance e gelsomini che attraversava da ragazzina, rientrando dai campi di tabacco e mais coltivati col padre. Non rammenta le parole. Ricorda solo il verde degli alberi, il bianco dei gelsomini, la luce e il caldo del sole, il profumo dolce e confortante: la libertà. Com’è successo? Com’è che non ci si rende conto della gravità di quello che facciamo quando causiamo del male a qualcuno? Com’è che continuiamo imperterriti a fare del male agli altri anche se ci urlano addosso che gli stiamo facendo male? Dicono che il diavolo s’impossessa di noi, che in preda all’ira nulla ci trattiene. Interessante quell’articolo sul femminicidio. Le donne devono essere protette. Sempre. Tira su il mento. Osserva la rete del letto a castello sopra il suo e mormora: «Chiedo per un’amica, Dio… t’imploro, rispondimi… Vale anche per le donne che fanno quello che di solito fanno gli uomini? Anche loro devono essere protette? Dio, ti prego, aiutami…» Non c’è da fare tanti giri di parole, nascondersi dietro giustificazioni puerili o eventi violenti del passato. Succede che si sceglie. Ledere oppure no. Succede che a menare, picchiare, aggredire, urlare, ferire, far sanguinare sei proprio tu: la “donna debole”. Non lui. Succede che lo prendi a calci mentre Zarrillo canta Una rosa blu. Succede che lo insulti. Succede che i palmi delle tue mani bruciano per gli innumerevoli schiaffi e le nocche s’arrossano per i pugni sferrati contro la sua schiena, senza pietà. Succede che lui, poi, a un certo punto ti lascia; perché un uomo, se non muore perché l’ammazzi a coltellate nel sonno, poi perde la pazienza. Perde la voglia di capire, d’andare oltre la tua rabbia di vivere. Perde l’amore, perché, evidentemente, amore non è. E ti ritrovi in galera per omicidio. Quello vero. Dio, dimmi, come si fa a chiedere scusa per queste cose?

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