Il viaggio

Arriva ad Abuja quando il sole bacia la luna per darle il cambio. Dall’alto nota la cupola dorata della Moschea Nazionale coi quattro minareti che la circondano come a proteggerla. Adora la simmetria. Le piace pensare che tutto, alla fine, quadra. Tutto deve sempre quadrare. Altrimenti è un casino. Le piacerebbe essere là quando il muezzin recita l’adhan. È bello ascoltare la chiamata alla preghiera. L’adhan è confortante e misterioso. Non riesce a fermarsi; non può. Va oltre velocemente. Si ritrova a Birnin Kebbi, proprio davanti al Nagari College dove vede alcuni uomini a volto scoperto rapire una ventina di ragazze. Pensa sia uno scherzo, ma poi ricorda d’aver letto del gruppo terroristico di Boko Haram (che significa “l’istruzione occidentale è proibita”) e le viene un colpo. Non è possibile. Non è possibile che stia assistendo a questa cosa. Vorrebbe fermarli, urlare, fare qualcosa, ma non ci riesce. Nemmeno ci prova. Non funzionerebbe. Sta male dentro. La gente ignorante dice che i musulmani sono terroristi. La gente ignorante non sa che i musulmani sono le vittime dei terroristi. Ma non ci vuole pensare. Li segue in un villaggio vicino a Dutsin Terasa. Qui addossano le ragazze, in lacrime, contro alcune capanne. Lei inizia a urlare. Sa già cosa sta per succedere. Lo sente. Non l’ha mai visto, ma lo sa. E non vuole esserne testimone. Assolutamente no. Corre verso di loro urlando, piangendo, bestemmiando, sbracciandosi. Forse una delle ragazze riesce a vederla perché percepisce lo sguardo stupito della giovane indirizzato a lei poco prima (o poco dopo) che i colpi della mitragliatrice inizino a falciarle, facendole cadere tutte a terra come delle inanimate marionette siciliane.

Succede quando sei sdraiato, a letto o sull’erba poco importa. Sei sicuro d’essere sveglio. Tutti lo sono, quando succede. Improvvisamente, qualcuno o qualcosa inizia a portare via dal tuo corpo la tua essenza, la tua energia. Quella cosa che popola di sentimenti il tuo cuore, le tue vene, i tuoi polmoni, i tuoi occhi inizia lentamente a staccarsi da te come un serpente allegramente lascia la pelle sui bordi d’un sentiero di montagna. Quell’essenza, altrettanto allegramente, se ne va a zonzo per l’universo. Ecco cosa succede durante un viaggio astrale.

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