Cambiare non è…

Ciao. Volevo scriverti da un po’. In realtà, volevo parlarti. Poi, però, ho rammentato i momenti in cui io voglio parlare e tu inizi a urlare. O quelli in cui tu vuoi parlare e io mi rendo conto solo troppo tardi che ho urlato e tanta voglia di chiedere scusa non ce l’ho. Così tacciamo entrambi perdendo, ovviamente, l’occasione di cambiare le cose, cambiare noi stessi. Cambiare. Perché è così. Ogni lasciata è persa. E poi è troppo tardi per tornare indietro e rimediare. Il “troppo tardi” dovrebbero insegnarlo a scuola. Ma tant’è… Sai, m’è successa una cosa ieri che vorrei condividere con te. Ieri ho visto una rana saltare da un sasso all’altro. Volevo dirti che non succedono più le cose che ci siamo promessi. Che non so più bene cosa ci siamo promessi, a dire il vero. Che ho paura di dirtelo. Che ho paura di ferirti, ma non voglio nemmeno più soffrire io. Che mi sveglio la mattina col desiderio di scappare e m’addormento la sera con la speranza di non tornare. Che tutto quello che ci circonda mi sta così stretto che mi sento soffocare. Che non capisco come fai a non capire. Non vuoi forse? Ho paura. Pensavo ch’eravamo invincibili. Evidentemente non è così. Non m’interessa più il perché. Volevo dirti che ieri, guardando quella rana che saltava da un sasso all’altro nello stagno, ho improvvisamente realizzato che rimaneva sempre nello stesso posto, pur cambiando sasso, ma mi sembrava davvero felice di cambiare prospettiva anche se di poco. Così, non mi chiedere perché, la mia mente s’è fissata sulla parola cambiare. Non eccello con le parole, lo sai. Allora ho guardato su internet e proprio sopra alla parola clintonismo, che sembra una malattia venerea, ho trovato questo: cambiare = campsari nel senso di mutare formato, dal greco Kàmbein curvare, girare intorno. Allora ho sorriso perché ho capito che, se ci pensi bene, cambiare non è cambiare. Mutiamo forma, certo, ma restiamo gli stessi. Tu… pensi sia possibile ancora per noi? Pensi sia possibile saltare da un sasso all’altro dello stagno, ogni tanto? Assieme, però? Perché io, prima o poi, me lo sento dentro, salterò e non mi guarderò più indietro.

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