Architettura paesaggistica

Ricordo quella volta che nonno e nipotina arrivarono con una biciclettina del colore delle rose antiche che stanno al centro dell’aiuola. Che io non ho mai capito perché certi giardinieri mettono le rose solo al centro. Le confinano là. Le potano. Le costringono a far parte d’un disegno che, magari, non gli si addice, non le fa star bene, non le gratifica, non gli permette d’esprimersi al meglio coi loro colori, profumi e morbidi petali che, pure quando sono quattro, le rendono splendide. I giardinieri le allestiscono nel mezzo di anonimi cortili piastrellati col grigio cemento, circondate da garage puzzolenti e bui. Le costringono col fil di ferro. Le potano con violenza. La chiamano architettura paesaggistica. Mah… Se potessi, lascerei le rose libere d’essere. Di certe rose, è vero, s’ha paura perché hanno le spine. Ma ogni rosa, anche se ha le spine, in qualche maniera t’avverte mostrandotele. Non esistono spine nascoste. Perciò sta a te decidere se indossare i guanti oppure no, quando le recidi per goderne. Il nonno appese delicatamente il cappello a uno dei rami del grande cespuglio di rose. Sentii fremere le foglie dell’arbusto. Le piante vivono, come gli essere umani. Ma nessuno ci pensa mai. Il vecchio avrebbe insegnato ad andare in bicicletta alla bambina. Dopo aver fatto qualche giro intorno all’arbusto fiorito con le spine di cui tutti hanno paura, sentii la voce gentile dell’anziano: “Isabella, nonno adesso toglie le rotelline e ti tiene il sellino. Tu, però, poi devi andare da sola. Che nonno non può mica stare sempre a tenertelo, capisci?”. E li sentii andare. Sentii le ruote scorrere sulle mie piastrelle unite dal grigio cemento e abbruttite dalle intemperie. Sentii lui che diceva: “Non devi avere paura, Isabella. Vai libera che il nonno ti guarda da lontano.” Sentii il piagnucolio della bimba. Sentii il peso dell’uomo che s’inginocchiava su di me dicendo: “Isa, se hai paura è finita. Non bisogna mai avere tanta paura, a nonno. I cagoni hanno tanta paura, capito? Va bene avere un pochino di paura, ma non troppa però, OK?”. Ecco, sarò pure solo un cortile, ma mi piacque davvero tanto sentire qualcuno che insegnava a non aver tanta paura della paura.

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