Troia insegna

Il 23 giugno 1025, proprio quando il tramonto aveva dato il permesso alle rane d’iniziare a gracidare per attirare le femmine e spaventare i nemici, tutte le donne di Capomintana si riunirono sotto il noce di Benevento. Era la notte di San Giovanni. Avevano intinto nel Calore Irpino, un affluente del Volturno, la lavanda, la menta e le foglie di limone appena raccolte e poi ci si erano bagnate. Certe cose si possono fare soltanto in quel momento, quando il buio abbraccia le azioni di chi le deve nascondere alla luce del sole. Soprattutto se la luna piena illumina le chiome e i corpi di tutti i colori e le forme della natura umana. A capo delle centinaia di donne c’erano Terenzia e Artemisia, sposate segretamente da trent’anni. Avevano avuto notizia dalle altre che vivevano ad Arras, in Francia, che il Concilio di Anse aveva stabilito che si poteva tornare ad affrescare le chiese. Per permettere agli analfabeti di conoscere la storia del cristianesimo, dicevano. Si riprendeva l’uso della pittura, ch’era stata proibita da Costantino perché la considerava, insieme alla scultura e alla musica, espressione pagana. Paura. La paura fa vietare d’amare l’arte; qualsiasi arte: pittura, musica, scultura, scrittura, danza e tant’altro. L’essere umano crea l’arte utilizzando il proprio estro, la propria creatività per comunicare emozioni, pensieri agli altri. L’arte è comunicazione e conoscenza. Che gli altri sappiano e comunichino è pericoloso. Si teme che qualcun altro sappia, come e quanto noi, se non di più. Perché quel qualcuno, una volta edotto, può contestarci. E se impara più velocemente e meglio di noi, quel sapere può migliorarlo rendendolo obsoleto. Questo è un gran danno, per noi. Fu così che Terenzia fornì alle novelle messaggere le mappe delle chiese e Artemisia insegnò loro i simboli e i messaggi che avrebbero dipinto di nascosto. Sarebbero andate di notte, nelle chiese, a cercare l’affresco dell’Ultima Cena (che quello c’era sempre). Poi, tra le pieghe della tunica dell’ultimo apostolo a destra, avrebbero dipinto con minuzia intelligibile le parole, i segreti e i messaggi destinati alle altre streghe come loro, per i secoli a venire. Perché il modo migliore per sconfiggere il nemico è d’entrargli in casa, come Troia insegna.

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