Quando ne vale la pena

Ho letto da qualche parte che ci si arrende quando non ne vale la pena. La domanda che nasce spontanea è: quando ne vale la pena? Quando ci si dovrebbe sbattere a tal punto da farne valere la pena? Quando ci si rende realmente conto che non ne vale la pena? Mi viene in mente una puntata di CSI, meravigliosa serie televisiva che, come tutte le serie televisive, verso la terza edizione s’è incominciata a sgretolare e fare, purtroppo, la fine dei tracchi. In quella puntata l’assassino uccideva senza un apparente motivo. Poi, alla fine, si resero conto del denominatore comune: la disperazione assoluta. La conscia consapevolezza del fatto che le vittime capivano, a un certo punto, che non valeva più la pena sbattersi o lottare per sopravvivere perché nessuno sarebbe più arrivato a soccorrerli, salvarli, liberarli dalla prigionia in cui l’assassino li aveva confinati. E allora, diceva l’assassino, lui aspettava solo quel momento per filmare lo sguardo consapevole di queste vittime che si rendevano conto che non ne valeva più la pena; che era effettivamente finita e che per loro non c’era più speranza alcuna; proprio nessuna. Di quel momento, dunque, l’assassino ne faceva un evento prezioso e inestimabile che lo spingeva a trovare quante più vittime possibili e ad uccidere con meditata e spietata lentezza onde poter “godere” di quel prolungato attimo di conscia ed inesorabile disperazione. Questo articolo, ora mi rendo conto, potrebbe benissimo fare la fine di quelle vittime. Dipende solo da me. E allora torno alla domanda iniziale. QUANDO NE VALE LA PENA? La risposta, per me, ce l’ho. Ne vale la pena quando la speranza, per quanto flebile, continua ad alimentare la visione di un futuro migliore. Finché noi immaginiamo che un futuro (vicino o lontano) potrà essere migliore (CON O SENZA DI NOI) allora ne potrà sempre valere la pena. E il nostro assassino non avrà mai quello che vorrà. Sì, ne varrà sempre e comunque la pena, se noi crediamo davvero in un futuro migliore. Il problema è solo uno: poche sono le persone disposte a fottersene del loro ruolo o della loro presenza in quel futuro, perché poche sono le persone che si sacrificherebbero per esso.

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